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Danza classica: 10 balletti famosi che hanno fatto la storia del balletto


10 balletti di danza classica da vedere almeno una volta nella vita

Anche chi è convinto di non amare la danza  classica potrebbe ricredersi assistendo ai balletti che qui proponiamo. Se non è inconfutabile affermare che siano i più belli, certo sono tra i più famosi e appassionanti, nonché i più facili da ritrovare nei cartelloni delle maggiori compagnie (e quelli più spesso interpretati da ballerini celebri). Se poi vorrete vederli tutti sarà come compiere un piccolo viaggio nella storia del balletto tra Ottocento e Novecento.

Giselle

Doveroso iniziare da Giselle (1841), il capolavoro che all’Opéra di Parigi avviò la stagione del balletto romantico e lanciò la ballerina italiana Carlotta Grisi. Vi si narra della contadina Giselle, innamorata di Albrecht: un nobile (fidanzato!) che si finge popolano per sedurla. La giovane tradita muore di dolore, ma perdonerà l’amato apparendogli quale spirito. Nella coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot è mirabile la contrapposizione tra i due atti: il primo di ambientazione terrena, agreste; il secondo, l’”atto bianco” (cosiddetto perché tutte le ballerine indossano tutù candidi) di sfondo ultraterreno. Il Teatro alla Scala torna a rappresentare Giselle tra il 29 ottobre e il 19 novembre. I più curiosi potranno ritrovare il balletto in una delle riletture iconoclaste del Novecento: su tutte quella dello svedese Mats Ek.

Giselle con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Foto courtesy Brescia e Amisano - Teatro alla Scala
Giselle con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Foto courtesy Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Il lago dei cigni

È il balletto dei balletti Il lago dei cigni (1895): chi non l’ha mai visto? Nel caso sarebbe da scoprire nell’interpretazione di una compagnia russa, perché il balletto debuttò ai Teatri Imperiali di San Pietroburgo. È uno dei capolavori (tutti da vedere!) del maître de ballet francese Marius Petipa, che lo allestì in coppia con il russo Lev Ivanov. Sulla partitura di Tchiakovsky il balletto narra della principessa Odette, per un maleficio trasformata in Cigno bianco, insieme alle compagne. Solo l’amore di un Principe potrà salvarla, non fosse per l’inganno della perfida Odile, il Cigno nero, identica a Odette. Sempre in cartellone al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo (e annunciato in tour al Festspielhaus Baden-Baden dal 19 al 22 dicembre) così come al Bolshoi di Mosca, tornerà nella riprogrammazione post-covid dei maggiori teatri europei. Un altro classico dalle innumerevoli reinterpretazioni: la più pop il Swan Lake en travesti di Matthew Bourne.

Swan Lake. Natasha Razina © Mariinsky Theatre
Swan Lake. Natasha Razina © Mariinsky Theatre

La sagra della primavera

Sarebbero tutti da conoscere i titoli dei Ballets Russes di Sergei Diagilev che nel Novecento delle avanguardie conquistarono l’Occidente. Per portata rivoluzionaria scegliamo La sagra della primavera (1911) sulla partitura di Igor Stravinsky. Uno scandalo la prima parigina: alla vista del rito pagano (con sacrificio) ispirato al folklore russo il pubblico tanto urlava che la musica neppure si sentiva e il coreografo, Vaslav Nijinsky, dovette lasciare il teatro di nascosto. Ricostruita in anni recenti, la sua coreografia (oggi nel repertorio del Balletto Mariinsky) infrangeva le regole di tecnica e stile del balletto classico inaugurando la modernità. Dopo di lui tanti i coreografi che hanno voluto crearne una propria versione: Martha Graham, Maurice Béjart, Pina Bausch, Paul Taylor… fino ai contemporanei.

La sagra della primavera. Balletto Mariinsky, foto Natasha Razina
La sagra della primavera. Balletto Mariinsky, foto Natasha Razina

Romeo e Giulietta

Grazie al libretto tratto dal dramma di Shakespeare è da sempre popolarissimo il balletto Romeo e Giulietta (1938). Nell’Unione Sovietica di Stalin era stata tormentata la composizione della partitura di Sergei Prokofev, infine portata al successo dalla coreografia di Leonid Lavrovsky, trasposta anche in un film a colori. Di riferimento in Occidente, nonostante la cortina di ferro, per molte altre versioni: pregevoli quelle dei britannici John Cranko (pièce de résistance di Carla Fracci) e Kenneth MacMillan (per Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev) maestri del balletto narrativo, dei quali consigliamo di scoprire il repertorio. Da ammirare la delicata passionalità dei passi a due tra i protagonisti e il colore mai bozzettistico delle scene d’insieme. Non c’è coreografo che non vi si sia dedicato: basterà scegliere in quale versione vedere il balletto.

Romeo e Giulietta, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Foto courtesy Brescia Amisano - Teatro alla Scala
Romeo e Giulietta, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Foto courtesy Brescia Amisano - Teatro alla Scala

Jewels

Un salto in America è d’obbligo, sulle tracce di George Balanchine, “Mr. B.”, nato nella Russia degli zar ma naturalizzato statunitense. Lo si vuole fondatore del balletto neoclassico del Novecento, autore di un vastissimo catalogo di balletti per la sua compagnia, il New York City Ballet. Difficile scegliere tra i suoi capolavori, da quell’Apollo manifesto del neoclassicismo fino alla serie di balletti “black and white”, ma Jewels (1967) è una summa del suo stile. Ispirato dai gioielli di Van Cleef & Arpels, Balanchine dedicò il primo atto, Emeralds su musica di Fauré, alla Francia romantica, culla del balletto; il secondo, Rubies sulle note di Stravinsky, all’America del jazz, la sua nuova terra; il terzo, Diamonds, sulla partitura di Tchaikovsky, alla Russia imperiale, patria perduta. Il balletto è oggi nel repertorio delle maggiori compagnie:  New York City Ballet, Bolshoi e Mariinsky, Opéra di Parigi, Royal Ballet, anche del Corpo di ballo del Teatro alla Scala.

Esmeralds, primo atto di Jewels. Foto courtesy Brescia-Amisano, Teatro alla Scala
Esmeralds, primo atto di Jewels. Foto courtesy Brescia-Amisano, Teatro alla Scala

Spartacus

Intanto anche in Unione Sovietica debuttavano capolavori, tuttora misconosciuti in Occidente, molti firmati dal coreografo Yuri Grigorovich, direttore per trent’anni del Balletto del Bolshoi. Vale la pena conoscere almeno il suo Spartacus (1968), balletto sul gladiatore trace tratto da fatti storici e dalla novella di Raffaello Giovagnoli, acceso dalle note caucasiche di Khachaturian. Oggi è diventato il titolo simbolo del Bolshoi, ideale per esaltare la forza del corpo di ballo maschile e la grazia del corpo di ballo femminile. Incastonati nelle scene d’insieme di battaglie e banchetti, i duetti dei quattro protagonisti: quelli d’amore tra Spartacus e l’amata Frigia e quelli lussuriosi tra i nemici romani Crasso ed Aegina: una sfida per ballerini fuoriclasse.

Spartacus al Bolshoi. Foto courtesy M.Logvinov
Spartacus al Bolshoi. Foto courtesy M.Logvinov

Bolero

Del balletto moderno Bolero è titolo irrinunciabile. Perduto l’originale: una commisione dell’interprete Ida Rubinstein alla coreografa Broniskava Nijinskaia e al compositore Maurice Ravel. Sulla sua partitura dalla melodia ipnotica e sinuosa, resta un hit la versione di Maurice Béjart (1961), ripresa nel film omonimo di Claude Lelouch. Un tavolo rosso circondato da boys a torso nudo e alla sommità un idolo della danza: in tanti sono saliti su quel piedestallo, da Jorge Donn a Maya Plisetskaya, da Luciana Savignano a Carla Fracci, da Patrick Dupont a Sylvie Guillem a Diana Vishneva, per un rito di amore e morte potentemente evocativo. Alla Scala si può rivedere Bolero dal 23 settembre al 2 ottobre, Roberto Bolle al centro del tavolo.

Bolero  con Roberto Bolle . Foto courtesy Brescia Amisano, Teatro alla Scala
Bolero  con Roberto Bolle . Foto courtesy Brescia Amisano, Teatro alla Scala
Bolero con Sylvie Guillem. Foto courtesy Hidemi Seto
Bolero con Sylvie Guillem. Foto courtesy Hidemi Seto

La dama delle camelie

Tra i dance dramas (la parola dice tutto) di maggior successo spicca La dama delle camelie di John Neumeier (1978), titolo favorito dalle platee, dal debutto sino ad oggi. La vicenda è quella nota del romanzo di Dumas figlio, con la costruzione drammaturgica che procede per flashback e reminescenze, l’ambientazione d’epoca raffinata come in tutti i balletti di Neumeier, la colonna sonora affidata a un pianista in scena, che esegue composizioni di Chopin. L’interpretazione richiede protagonisti di sensibilità acuta e talento attoriale: una sfida per le star del balletto che se ne cimentano. Titolo nel repertorio delle grandi compagnie, si ammira anche al Teatro alla Scala, tra i beniamini del pubblico Svetlana Zakharova e Roberto Bolle.

La dama delle camelie con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Foto courtesy Brescia e Amisano, Teatro alla Scala
La dama delle camelie con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Foto courtesy Brescia e Amisano, Teatro alla Scala
La dama delle camelie con Svetlana Zakharova. Foto courtesy Brescia e Amisano, Teatro alla Scala
La dama delle camelie con Svetlana Zakharova. Foto courtesy Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

In the middle, somewhat elevated

Fece sensazione al debutto In the middle, somewhat elevated (1987), il balletto del coreografo americano William Forsythe che avviava lo stile post-classico dei decenni successivi. Musica computerizzata sparatissima, velocità forsennata, posizioni ed equilibri arditi, decostruiva il vocabolario classico con gusto contemporaneo, con scarpette da punta affilate come armi per le ballerine e tute unisex attillate sui muscoli dei ballerini. Al debutto all’Opéra di Parigi una giovanissima Sylvie Guillem al centro del cast contribuì al successo del balletto con il suo caschetto di capelli scarlatti e le aperture estreme delle bellissime gambe. L’effetto elettrizzante del balletto non svanisce a tanti anni di distanza, nelle interpretazioni delle tante compagnie che lo custodiscono come hit di un’epoca.

In the middle somewhat elevated, Olesia Novikova. Foto Natasha Razina, Balletto Mariinsky
In the middle somewhat elevated, Olesia Novikova. Foto Natasha Razina, Balletto Mariinsky

Petite mort

Tra i maestri della coreografia del Novecento il ceco Jirí Kylián è noto per le sue creazioni di suadente bellezza formale, percorse da un raffinato umanesimo. Un incanto, da vedere e rivedere, la sua Petite mort (1991), balletto su musiche di Mozart che nell’incontro di sei coppie celebra l’amore sensuale (il titolo, in francese, allude all’orgasmo), l’andamento coreografico quanto mai conturbante. Le donne in succinte guêpière, gli uomini con le spade sguainate, celebrano alla maniera settecentesca i piaceri dell’amore libertino. Titolo conteso dalle migliori compagnie di balletto (anche La Scala lo ha in repertorio), i suoi pas de deux estrapolati si ritrovano highlight da gala.

Petite mort. Foto courtesy Brescia Amisano, Teatro alla Scala
Petite mort. Foto courtesy Brescia Amisano, Teatro alla Scala