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Moda sostenibile: la speranza in 5 step nel vostro guardaroba


Avete voglia di ri-energizzare il vostro guardaroba con brand che condividono i vostri valori morali? Anche noi. Dalla nuova generazione di stiliste protagoniste della scena all’unirsi ai ranghi della rivoluzione sostenibile della moda resale; ci sono nuovi motivi di essere speranzosi e ottimisti rispetto a ciò a che indossiamo.

Ecco cinque modi per infondere speranza al vostro guardaroba quest’estate.

1. Porsi le domande giuste

Se c’è una lezione da accogliere dalla moda degli ultimi mesi è che le scelte che compiamo rispetto ai brand fanno la differenza. Quando si tratta di esercitare il proprio potere d’acquisto, porre le domande giuste conta, tanto quanto fare un po’ di ricerche. Il vostro brand preferito si fa promotore di una diversità autentica davanti e dietro l’obiettivo della macchina fotografica? Nel caso di una grande maison di moda, qual è l’etica dei grandi sostenitori finanziari che la appoggiano? E dove sono prodotti i capi e in quali condizioni di lavoro negli stabilimenti produttivi? Man mano che entriamo in una nuova era dove la trasparenza di label indipendenti come Dôen e Story mfg diventerà sempre più la norma, e l’economia globale incassa un duro colpo, a chi diamo i nostri soldi e la nostra lealtà morale ora andrà a definire il sistema moda di domani. Iniziate in piccolo: darsi anche un solo obiettivo fashion al mese può mettere in moto un cambiamento collettivo.

Il brand slow fashion Story mfg è stato fondato nel 2013 dai coniugi inglesi Saeed e Katy Al-Rubeyi

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Il brand slow fashion Story mfg è stato fondato nel 2013 dai coniugi inglesi Saeed e Katy Al-Rubeyi
Courtesy of Story mfg

2. L’indipendenza del resale

A proposito delle modalità di acquisto della Gen Z (e di come arrotonda con secondi lavori e attività extra), gli ultimi mesi si sono dimostrati essere un periodo di grandi cambiamenti. L’attuale boom del resale, che ha registrato un forte ingresso sul mercato di capi e accessori pre-loved, offre sia all’acquirente che al venditore un livello rivoluzionario di autonomia, che dimostra come l’imprenditorialità di questa nuova era possa fare da forza motrice per un movimento di moda sostenibile locale. Che sia questo il fatidico punto di svolta nel rapporto tra le culture giovanili e la moda fast fashion? Lo speriamo davvero.

3. Il designer e il suo percorso

Sia che si tratti del vincitore del premio LVMH, Peter Do che apporta le ultime cuciture alla collezione primavera estate 2021, di Kenneth Ize che documenta da vicino il potere dell’artigianato nigeriano o delle sperimentazioni col gesso e la creta di Maryam Nassir Zadeh, il 2020 ci ha offerto l’opportunità di prender parte ai procedimenti creativi della moda tenuti un tempo in gran segreto. Se vi siete mai chieste dove e come sono realizzati i vostri capi, attualmente le menti più brillanti del fashion vi invitano nei loro studi, ai fitting e presso gli atelier artigianali aggiungendo un tocco di gioia all’intero processo.

Courtesy of Peter Do

4. Dal battage mediatico all’azione

Dalla direzione artistica della designer londinese Mowalola Ogunlesi per il progetto Yeezy Gap a brand DIY come Rua Carlota e Fancy Club con drop letteralmente da tener d’occhio o rischiate di perderveli, in fatto di nuove protagoniste femminili della moda c’è molto da celebrare. Che abbia inizio il regno della prossima generazione di talenti!

5. Relax

Il nostro ultimo consiglio (per il momento) in fatto di speranza ‘da indossare’ è di non limitarsi a raccogliere i frutti di un’azione ben fatta – sappiamo tutti che gli acquisti upcycle sono il vero must del guardaroba del 2020 - ma di prendere nota, e farsi contagiare, anche dal nuovo ritmo più rilassato della moda. Indipendentemente dal vostro genere o dallo status, i capi chiave del momento sono quelli che ci permettono di camminare o andare in bicicletta liberamente e di presentarsi per un incontro su Zoom senza problemi. Ora che la nostra attenzione si è spostata sui risvolti pratici del vestirsi per affrontare uno dei periodi più duri della storia recente, c’è stata una sorta di rivoluzione pacata nei nostri armadi, che stanno diventando più egualitari che mai. Shorts sportivi genderless, sneaker riciclabili e pantaloni cargo, provenienti direttamente dai primi anni del 2000 (eh, sì, ora tutte quelle tasche sono essenziali per portare sempre con sé il gel disinfettante per le mani), rappresentano l’uniforme della generazione che si è tirata su le maniche e ha perseverato quando sperare sembrava impossibile.