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Richard Gere al Giffoni Film Festival: l'intervista di Vogue


La moglie di Richard Gere, Alejandra Silva, 37enne spagnola, fa capolino al fianco del marito durante il collegamento video con il Giffoni Film Festival. Sta preparando una paella per pranzo e manda un bacio alla Costiera Amalfitana che proprio sei anni fa, durante la permanenza della star all’evento, li ha fatti incontrare a Positano. All’epoca - nell’estate del 2014 - l’attore di Pretty Woman era sbarcato in Campania con il figlio Homer e il suo miglior amico, aveva appena finalizzato la separazione dalla seconda moglie Carey Lowell e non pensava certo che una trasferta in Italia gli avrebbe regalato l’amore.

Di recente è tornato in tv su Sky Atlantic con la miniserie MotherFatherSon ma quello di cui gli preme veramente parlare con i piccoli giurati in streaming da tutto il mondo è lo stato in cui versa l’umanità durante la pandemia. Oltre a condividere, ovviamente, alcuni ricordi della propria carriera.

Richard Gere in Mother Father Son

MotherFatherSon

Richard Gere in Mother Father Son
BBC/Sophie Mutevelian

Quando ha capito che recitare le avrebbe cambiato la vita?
Da ragazzino timidissimo qual ero non ci pensavo neppure a salire su un palco, eppure per qualche strana ragione in seconda elementare mi sono offerto volontario per una recita. Quella sensazione di calore del pubblico mi ha talmente conquistato, all’improvviso, da portarmi a non smettere più. E anche se coltivo altre passioni, come musica, poesia e filosofia, comunque cambiare pelle con i miei ruoli resta la gioia maggiore. Anzi direi che è quasi primitiva perché mi permette di esplorare il mistero dell’essere umano attraverso i personaggi.

Il film che l’ha reso più insicuro?
American Gigolo, a inizio carriera. La ragione è semplice: sono uno che vaga alla ricerca del personaggio meditando a lungo sulla sua natura, ma questa parte l’ho dovuta accettare su due piedi, un paio di settimane prima del ciak d’inizio e non ne sapevo nulla. Come se non bastasse non mi somigliava per niente, il che mi ha messo molti dubbi sulla mia performance. È stata la prima volta in assoluto in cui ho chiesto di visionare i girati del giorno per avere la certezza di aver recitato bene.

Richard Gere al Giffoni Film Festival del 2014
Richard Gere al Giffoni Film Festival del 2014

Il più divertente?
I due mesi di prove per Chicago: è stata una faticaccia ballare e cantare tutto il tempo, sembrava di fare le prove per un musical di Broadway, ma non mi sono mai divertito tanto in vita mia.

Come sta vivendo questo periodo di stop?
Con il coronavirus non si scherza e lo so bene perché questa pandemia si è portata via due persone a me molto care, il mio insegnate di recitazione e un mio amico produttore. Ecco perché i gesti di civiltà come la mascherina non sono mai piccoli: io la indosso sempre e consiglio tutti a farlo.

Da attivista, quali sono le qualità che vuole coltivare?
Le più importanti per me sono saggezza e compassione. Innanzitutto perché ognuno di noi è una creatura piccola sulla terra ma non è un’isola, ma vive connessa e unita a tutte le altre. Per me è fondamentale prendermi cura degli altri e forse, per quel poco di fama che ho raggiunto, le mie azioni attirano più attenzioni di altre, ma di certo non valgono di più.

Per compassione intende l’amore?
Sì, ma anche l’empatia, la capacità di capire la sofferenza altrui e fare qualcosa per migliorarla. Dovremmo desiderare che tutti siano felici e fare la nostra parte perché ci riescano.

Per cosa vorrebbe essere ricordato?
L’aspetto della mia vita di cui vado maggiormente fiero è proprio questo: fare del bene.

Richard Gere in live streaming al Giffoni Film Festival 2020
Richard Gere in live streaming al Giffoni Film Festival 2020
Lello D"Anna