Looking For Fashion?




Vogue Italia di settembre: l'editoriale del direttore


Una comunità

In periodi come quelli che stiamo vivendo, dice Francesco Vezzoli nell’intervista a pagina 161, gli esseri umani possono fare due cose: stare zitti oppure urlare. Lo scorso aprile, quando abbiamo scelto di lasciare bianca la nostra copertina, eravamo convinti che il silenzio fosse un giusto messaggio di rispetto e pudore. Adesso invece, all’inizio di una nuova stagione per molti versi decisiva, pensiamo sia il momento di parlare ad alta voce di bellezza e di speranza. Per la prima volta abbiamo scattato, e stampato, cento cover. Ciascuna di loro è dedicata a una protagonista diversa: per età, aspetto fisico, colore della pelle. È il ritratto di una comunità che, pur nel giusto rispetto delle restrizioni di distanze e tempi imposte dal contesto, dopo aver diligentemente atteso ora si ritrova e ricomincia.

È stato un lavoro ambizioso e complesso, come spiega nell’ultima pagina il direttore creativo Ferdinando Verderi che del progetto è l’artefice quasi una performance, durata giorni, nel suo susseguirsi di scatti in serie e nella sua essenzialità artistica. Un investimento nel print, nella capacità che un oggetto cartaceo ha tutt’oggi di produrre idee destinate a durare; ma con una forte anima digitale. Tutte le protagoniste infatti si raccontano in un video di un minuto: e le loro storie apportano significato a questo incredibile caleidoscopio fatto di modelle famose e attiviste per i diritti sociali, Instagram star e direttrici di museo, artiste e uber driver e attrici e scrittrici e skateboarder. Una a fianco all’altra, senza gerarchie, senza filtri né artifici fotografici o cosmetici.

La moda ha senso, quando ha senso, perché è uno strumento potente che, nato a suo tempo come mondo di pochi per pochi, oggi ha la forza di raggiungere tutti, di suonare una nota magari non essenziale eppure rilevante nella vita di moltissimi, ovunque. Essa riguarda ciascuno di noi, in modo personale e profondo, come ci vediamo e come scegliamo di rappresentarci. In fondo, messi idealmente in fila come nelle nostre cento copertine, saremmo tutti uguali, e al contempo tutti diversi e unici.

100. Ma anche Zero. Infinito. 62,2%. 430,5 milioni. Oppure 26 (come le edizioni internazionali di Vogue che contribuiscono al portfolio dedicato alla Speranza, a pagina 186). Di molti numeri è fatto questo numero. Se infatti un anno fa avevamo voluto come filo conduttore le parole, il loro essere strumento prezioso e delicato, bisognoso di protezione soprattutto in tempi di facili profeti e spregiudicati arruffapopoli; questa volta sono proprio i numeri a guidare il percorso di lettura. Li abbiamo scelti come metafora del bisogno di certezze dopo i mesi di caos. A saperli leggere, sono simmetria e perfezione, bellezza e perfino democrazia. Ma sono anche un gioco: oggetto di personali incantesimi e scaramanzie, diventano arte, danno ordine a ricordi. Si comincia dal 2020: a pensarci bene, come leggerete tra poco, un anno che non ha davvero niente di speciale.

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